Sintobiografia e sintoscritti di Andrea Improta

 

 

 

Fiorentino dall’animo un po’ folle, amo la vita anche se non sempre ci vado d’accordo.
In ogni angolo della mia stanza, in ogni suo cassetto, persino nelle tasche dei miei vestiti, ci sono tracce del mio bisogno di scrivere. Nei miei cinquant’anni ho scritto di tutto, ma in fondo non ho scritto niente. Niente che possa essere raccolto, o magari rilegato. Solo emozioni, errori, sorrisi, dolori, buttati lì, accanto ad un bicchiere vuoto, in delle pagine mezze bianche come i capelli sulle mie orecchie. Non ho mai scritto per compiacere. Ne ho solo bisogno perché  in quei momenti la mia anima e la mia penna fanno l’amore; si sfiorano e si stringono, una dentro l’altra, avvolte come amanti che si nutrono della loro follia. Ed il loro piacere entra dentro di me, come a dare un senso anche ai dolori più profondi o a far cantare gli attimi di gioia rendendoli più intensi.

 

 

 

 

 

 

 

” Sai dove ti vorrei adesso?
Là, esattamente dove sei,
sospesa tra un ricordo
e il tuo volere, ora;
una gamba sopra l’altra
e un piede nudo al cielo…”

 

 

 

 

 

 

 

 

Su un filo

Si può fare di un sorriso,
una chitarra e un po’ di vino
un lungo filo?
Potresti annodarlo intorno
a quella sera,
a quelle ansie,
le distanze
e quelle stanze;
racchiuse dentro te.
Potresti fare ancora,
ricevere una radio, una nota,
senza morti nè soldi
nè gloria.
Solo due sguardi
ma tra tanti, tutti vivi.
Trovati così,
sorpresi a camminare,
di amore, di erba, di mare. Su un filo.
 

 

 

 

 

Vilmars Katlaps

È tutto fermo qui

Il mio pensiero, il bisogno,
i giorni e il mio corpo,
dentro un sentimento di metallo fuso.
L’indifferenza bastarda di un ciclo vitale
mentre parlo a un semaforo;
tanto è rosso.
È tutto fermo qui.
Potrei raccontargli delle belle stagioni,
è quasi maggio;
di come mi piacciono le tegole dei tetti
e quell’insegna col fiore giallo.
Profuma come le gambe
di una donna che ama.
Ma è tutto fermo qui.
Mancano due mattoni al muro
sotto al graffito nero
– pazzo di te -;
qualcuno mi spieghi perché.
Ci sono gatti che saltano e non vedono,
ci sono uomini seduti a una panchina,
forse soli, che amano.
Forse vivi, che imprecano.
È tutto fermo qui,
come la maschera bianca
di chi ha tradito.
Suona adesso, canta,
bevi adesso, urla,
corri adesso, vivi.
Passa il vento
e tutto ha un buon odore.

 

 

 

 

 

 

 

 

Esiste qualcosa di più di un sogno

Non è di giorno né di notte,
è sempre, è qui
tra i miei pensieri strani
di uomo che scalcia
di rabbia e di amore;
anima balorda e sorpresa
come l’acqua che schizza,
giù, nel lavandino.
E mi risveglia.
È qui, esiste,
esiste qualcosa di più grande
di un sogno.
È quella luce che va oltre,
più in là delle paure
di una porta chiusa,
del solo vicolo davanti
che mi appare.

Davvero esiste,
quasi lo tocco
tra le mie mani socchiuse,
senza sapere cosa sia;
cambia ogni giorno
come la curva dei suoi piedi
e dei miei passi.
È dappertutto,
dentro e fuori di me;
sorriso di un matto nel buio,
meraviglioso e disperato.
Svegliati un attimo ti prego,
voglio guardarti così;
esiste sai,
esiste qualcosa di più grande
di un sogno.
Anche dentro ai tuoi occhi.
 

 

 

 

 

 

Dal eb

Dal web

 

 

Senza né alcool né nicotina

Se io fossi al mio posto ora urlerei. Ma non mi sento, non mi trovo.
Imprigionato nel silenzio di chi osserva e mi trapassa;
c’è una grande bellezza in questo mondo, ma ha una voce dentro
che mi guarda e poi mi dice no.
Questi giorni sono trappole per topi che dipingo di azzurro, di rosso;
mi bendo gli occhi e spero.
Crollo di schianto. Così resto seduto su una strada, tra asfalto, alcool e nicotina.
Scatole chimiche e piaceri artificiali, mentre dentro, lecco pelle lontana e inseguo il suono del mare.
Chiedimi chi sono e come sto, mentre faccio castelli di sabbia per coprire la notte,
la rabbia, l’ingiustizia e un male che non sai.
Chiedimi a che ora arriverò, a che ora arriverai, a che ora partiremo.
Sono stanco di promesse, di whisky invecchiati e gabbie mai aperte.
Non mi serve un’altra vita, ma occhi che sappiano leggermi, braccia che sappiano stringermi
e quella testa sulla mia spalla mentre l’aereo decolla.
Senza più né alcool né nicotina;
solo la vita che riparte.
Dentro un amore e il cielo la mattina.

 

 

 

 

 

 

 

 

Fragile

Fragile,
come l’ultimo pensiero della notte
nel mio amore di tutto e di vita,
quando ho in tasca quella sigaretta
e chiudo le mani
chiudo la porta,
chiudo gli occhi.
Perché vorrei una musica,
fragile,
come un sax a fil di voce
mentre mi scrivi che ci sei
e leggo libri di Hemingway.
Fragile,
quando cerco un incanto di luce
tra la mia follia e una finestra,
urlando al vetro no e poi no
a chi dice non sentire,
a chi ora conta i giorni,
a chi non guarda il mare.
Perché tu vivi, esisti,
fragile,
come una donna che sogna
mentre ti chiedo dove sei,
per averti così, dal cuore in poi.

 

 

 

 

 

 

Una notte, una voce, un Negrovsky

Wordpress

Dal web

 

 

La strada era quella, malandata e trascurata, quella di sempre.
Anche la notte era quella di sempre. Ma la luce del bar no, non aveva il solito squallido bagliore. Caracollai per farmi più vicino e sbirciai finché scorsi la nuca di quell’uomo. Senza sapere chi fosse, ma quella voce arrivava fin qua.
“Ehi tu, che stai dietro al banco con quel sorrisetto stronzo sopra la tua bella camicia amidata… fammi un Negrosky. Ma fallo forte… forte… più forte della tristezza di questi giorni.
Più forte di questo mondo che mi chiede e mi giudica mentre io vorrei tanto sentirlo più capace di capirmi ed amarmi. Più forte del male che sento per la meschinità di chi credevo amico e mi ha tradito per la gola di un pelo.
Più forte del dolore di chi soffre per malattie che non merita.
Più forte di quelle maschere che si credono migliori di me e mi guardano di colpo indifferenti senza sapere niente di me.
Levati quel sorriso di cazzo e aggiungi ancora vodka.
Guardati intorno, non lo vedi quanta solitudine c’è? Non lo vedi quanto sarebbe meglio smettere di giudicarci, quanto avrebbe più senso rispettarci ed abbracciarci accettando i nostri limiti per farci del bene? Ognuno ha la sua storia e la sua vita, chi sei tu per criticare? Mettiti le loro scarpe prima di parlare.
Dammi retta, annaffia tutti qua dentro con la tua vodka… versane anche per te ed aggiungine ancora anche nel mio bicchiere. Fai passare in fretta questa notte, perché adesso voglio tornare a svegliarmi e sorridere anche io”.
La voce si placò. Scorsi quell’uomo ancora. Senza sapere chi fosse, mi ritrovai senza più voce…avevo urlato troppo.
Caracollando, venni via.

 

 

 

 

 

 

Unica

Lei.. come apnea,
apnea senza fine tra due respiri,
mentre mi stendo sulla sua pelle
che mi si graffia tra le dita.

Che nessun uomo mai potrà capirmi
se non ha l’onda del mio sangue
che mi scarroccia nelle vene
quando spalanco quella porta, dentro lei.

Padrone e schiavo dei suoi sensi,
possessore e posseduto,
mi perdo là,
tra le sue gambe ed una ruga
là dov’è l’oblio del mondo.

Il mio bicchiere è vuoto
sono ubriaco alle sue labbra,
senza ragione mai di un sobrio
felicemente folle,
bacio la follia.

Lei… UNICA,
che al primo incontro al buio
già ne amai l’odore.

 

 

 

 

 

 

C. Coigny

C. Coigny

L’alba che aspetto

L’alba che aspetto,
perfetto controluce
dei miei giorni sbagliati.
Sul tuo profilo nudo
disegnerò i miei sogni.
Lo solcherò fremendo
con labbra e mani,
finché non vibrerà
la musica che hai dentro,
sotto la pelle più segreta.
Profumi di sole,
di eros e di amore.
Apri la mia finestra
e squarciami la vita:
sei l’alba per cui vivo.

 

 

 

 

 

Il mare mi frega, perché sa che lo adoro

Il mare è come te,
mi mette a nudo.
Lo guardo muto
seduto in riva,
tra castelli di paure,
mentre arriva a piedi scalzi
per baciare quella sabbia.
E lì ti bacerei.
Gli affido ogni segreto,
inutile resistere;
sono capelli lunghi
quelle onde scure
che si prendono la terra.
E lì ti prenderei.
Il mare e’ come te,
mi manca anche vicino.
Come l’odore del tuo corpo
ed il tuo sguardo quella notte.
Tu ci sei nata dentro il mare.
Il mare è come te:
mi frega sempre,
perché lo sa che io lo adoro.

 

 

 

 

 

 

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Dal web

Il tuo profilo

Voglio penombra adesso,
perché niente possa toccare il tuo profilo;
voglio guardarti
assorta nell’aria
senza che entri un alito di luce.
Voglio che guardi
mentre mi cerchi gli occhi,
le mani e una follia
che non ti faccia maledire
quei sogni di ragazza
che indossi viva.
Ancora.
Indossi sulla pelle, ai polsi,
come bracciali
contro notti ad aspettare.
Quel tremito che celi,
ma vuoi. Stanotte vuoi.

Voglio penombra adesso,
perché si senta solo il tuo profumo;
riempiamo il bicchiere
di vino e segreti
come la nota fragile tra due tasti.
Tanto ascoltiamo solo noi,
lo dipingo solo io
il tuo corpo;
sei tela d’anima che graffio
e tu lasci che sia.
Mi racconti di te
senza parlare,
donandomi i capelli
e le tue scarpe in terra.
Quadro di amore nudo.
In quel tremito che prendo,
al tuo profilo. Adesso mio.

 

 

 

 

 

Coriandoli

Possono fare a pezzi i miei giorni,
ma io ne farò coriandoli
per colorarti la vita
quando incrocerò i tuoi passi.
Stanchi, come me.
Ma tu non mollare mai,
socchiudi gli occhi e sognami,
riapri gli occhi e cercami.
Non ci sarà più vuoto
tra le mie scarpe e il cielo:
ci saremo noi in ogni respiro.

 

 

 

 

 

Vita                                         

Fermati qui…
leggimi dietro le parole,
sono i respiri
soffiati nell’aria,
tra i gradini bianchi
della vita che sale.
Sale senza tregua
verso la propria stella.

Fermati qui…
dentro questi occhi
dove sudano i miei sogni,
sotto le palpebre striate
dai dolci ricordi
mai troppo vissuti.
Cercaci l’amore,
è la favola di una vita.

Vita che è stata e sarà.