Sintobiografia e sintoscritti di Stefi Pastori

 

 

Da sempre vorace lettrice, art Director in pubblicità, l’amore per la sceneggiatura scoccò sul set di uno spot TV diretto da Wim Wenders. Negli anni novanta fu ghost writer di Leo Benvenuti, Carlo Verdone e Fausto Brizzi, mai dimenticando che uno scrittore deve prima leggere.
È lettrice di casa editrice. Gestisce un blog di recensioni libresche da cui deriva un podcast radiofonico.
È grazie ad un ex partner che diventa “Gloss” (Gruppo di Lavoro e Osservatorio Sessismo e Stalking), studiando i meccanismi psicologici che scattano nei maltrattamenti in famiglia. Nel 2013 esce il manuale “Corpi ribelli – resilienza tra maltrattamenti e stalking”, eBook, contenente nomi e recapiti di coloro che salvano le donne maltrattate.
Nel 2016 tre eBook, ovvero la riedizione di “Corpi ribelli”, il saggio sociologico “Standing ovulation, le donne sono superiori agli uomini, anche nella violenza”, infine la silloge poetica “Mica Van Gogh”.
Per la rivista online “Dol’s” vara la sua carriera da novellatrice contro gli stereotipi. Il suo racconto “Biondo oca” è premiato al concorso “Vocedonna” ed. 2017.
Oltre alla raccolta di racconti contro gli stereotipi “Stereotipi a bagnomaria”, per il 2017 prevede una nuova silloge poetica dal titolo “Poesie spolliciate”, (perché composte sullo smartphone), una raccolta di microracconti di massimo dieci parole, una di racconti inconcludenti, (finalmente senza paradigmi), e il suo primo romanzo sulla seconda guerra mondiale dal titolo “Fuochi d’artificio, tutto su mia madre”.

 

 

 

 

 

 

 

Ray Collins

 

 

Eternità

Naufragare
sulle onde del destino
deprivate.

 

Sintoscritto primo classificato alla sintogara "Illuminiamoci d'immenso"

 

 

 

 

 

 

 

 

Le ascelle dell’amore

Nuotatrice assidua da sempre, da sempre si era condannata alla rasatura ascellare, inoltre era solita portare abiti scollati e sbracciati. Orripilava ordunque alla sola idea che qualcuno potesse anche solo scorgere un pelo inappropriato in quelle regioni. Amante dell’Arte e del Bello, frequentava un palazzo storico della sua città che intratteneva gli esteti con mostre gradite a livello internazionale. Fu qui che tra i vari incontri di condivisione incontrò un uomo intrigante, barbuto e villoso come non mai. Una sorta di orso peluscioso, introverso (lo capì dallo sguardo), ma con lei si era subito aperto. Alchimie dell’Arte o dei peli, lei si chiese in seguito a ciò che accadde.
Accadde che quella mattina della mostra della Warhola andarono a letto a casa di lui, perché per lei quando c’è condivisione di intelletti, c’è anche condivisione di letti. Nelle due settimane precedenti, lei non aveva avuto occasione di rasarsi le ascelle. Restava sotto il lenzuolo a braccia strette per tema di orripilare anche l’orso. Si amavano sì, ma in modo parziale, perché l’amore senza abbracci è incompleto. Finché.
Finché all’orso venne un sospetto: che lei non lo desiderasse abbastanza da circondarlo con le braccia. Allora si incaponì, da peluche qual era, si strofinò sul suo corpo, attorcigliandosi sui suoi fianchi morbidi, insinuandosi sotto le mani strette, grugnendo dolcemente come solo un orso quasi innamorato può fare. Involontariamente, con la barba la solleticò sul pancino e fu lì che lei cedette ad una risata, scoprendo la pelosità delle ascelle. L’orso si bloccò, in contemplazione.
Al termine della quale scoccò la sua freccia: “Io ti amo per quelle tue ascelle pelose.”
Da allora lei non le rasò più, cosciente che i dread locks ascellari lo avrebbero incatenato a sé per l’eternità.