“Sconosco me stesso” Franco Roberto Rinaudi

7 marzo 2016 da admin

 

 

 

FRANCOROBERTORINAUDI

Franco R. Rinaudi

 

 

“Mi si chiede qualcosa di succinto e succoso su  di me. Che dirvi?
SPREMUTA DI MENINGI!”

 

 

 

Ecco.
Detto questo avrei già finito ma ho come l’impressione che non sareste soddisfatti. Quindi, afferro il temperino, faccio la punta alla matita e comincio. Da bambino ero fermamente convinto di essere il centro dell’universo. Mi chiedevo infatti com’è che dovunque guardassi vedevo panorami mai definitivi, sempre qualcosa di nuovo oltre le montagne e le pianure che mi circondavano. Non parliamo poi se guardavo il cielo, vedevo milioni di stelle che ne nascondevano a loro volta altri miliardi, un poco più in là, e tutto ciò partiva a raggiera esattamente dai miei occhi. Se guardavo in basso, dove tutti vedevano un pavimento piatto, io percepivo la lieve rotondità della terra. Mi sentivo un’instabile giocoliere al centro della terra sempre in procinto di perdere l’equilibrio. Per fortuna il mare lo conobbi a otto anni quando questa fase era già superata, sennò sarei annegato senza bagnarmi, sentendomi al centro dell’oceano. Poi per fortuna crebbi e capii che TUTTI si sentivano al centro del proprio personale universo. Cominciai così a cercare di vedermi con gli occhi degli altri. Cosa maledettamente difficile a farsi. Gli occhi erano sempre troppo piccoli e le immagini di me dentro le pupille degli altri, ancora più piccole. Insomma, non mi vedevo proprio. Allora cominciai a scrutarmi allo specchio di casa che mia madre, non so perché, chiamava Narciso. Vedevo soddisfatto un’immagine di me, definitiva e perfetta (pensavo); ma in realtà non era affatto così. Anche se lentamente continuavo ad invecchiare ed ogni volta che mi specchiavo ero diverso dalla volta precedente. Insomma non riuscivo a focalizzarmi in un me definitivo. Poi passai alle fotografie e le cose migliorarono. Lo scatto richiedeva un tempo brevissimo ed ero sufficientemente me stesso quando mi guardavo. Poi cominciarono anche li i problemi, io, seppure sempre lentamente, continuavo ad invecchiare, la foto no e non mi rassomigliava più: un’altra immagine di me sbagliata. Ora finalmente ho rinunciato alla ricerca di me stesso, dopo la metamorfosi non ambisco più a capirmi e vivo cantando. “Non hai parlato della tua personalità, del tuo carattere. Hai eluso il tema che dovevi elaborare” direte voi. Ma che carattere, che personalità può avere mai uno scarafaggio proprio non saprei, non volete capire che io sono K è chi scrive per me è ormai uno scrittore fantasma!

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